Racconto: Rewind

L'io che non sono io rientra in casa alle 3 del mattino: sono stanco e incazzato per aver passato quattro ore in aeroporto e non essere poi riuscito a partire.
Il solito, maledetto, imprevisto guasto meccanico e il volo slitta di diciotto ore.
L'io che non sono io non vede l'ora di andare sotto le coperte e farsi una bella dormita, ma allo stesso tempo non voglio svegliare mia/sua moglie.
Mi muovo nel silenzio più assoluto della casa, in punta di piedi.
Tuttavia sento degli strani gemiti provenire dalla camera da letto, mentre una larva di sospetto mi prende lo stomaco.
L'io che non sono io quasi si sente uno stupido in casa propria, ma la sensazione svanisce alla vista di uno spettacolo sconvolgente: Clara, mia/sua moglie, mentre fa sesso con un altro uomo.
Andare nello studio e tornare con la pistola in mano... quasi non me ne rendo conto.
Il furore coglie l'io che non sono io lasciando la razionalità nel più buio degli anfratti.
Entro nella stanza spianando l'arma.
Dio mi è testimone, voglio solo spaventarli e prendermi una piccola vendetta, ma, quando accendo la luce e li vedo bene, la rabbia esplode incontrollabile.
L'uomo (nel buio non l'avevo riconosciuto) è suo/mio fratello.
L'io che non sono io apre il fuoco, quattro colpi in rapida successione; i volti e i corpi cristallizzati dalla sorpresa, nemmeno il tempo di gridare.
Il fragore è sostituito dal silenzio, mentre i secondi si susseguono lenti come minuti.
Disperazione, consapevolezza, senso di colpa mi/lo colgono accompagnate da una drastica decisione.
Mi porto la pistola alla bocca fin quasi a inghiottire la canna: l'ultima sensazione è data dal profondo sapore metallico.
Poi il colpo.

Riapro gli occhi, i miei occhi, e la stanza per gli obitori è ancora come l'ho lasciata.
-E allora?
Mi rialzo dal lettino e stacco i tre elettrodi applicati dietro la mia nuca; gocce di gel conduttore mi colano giù per la schiena.
-Com'è andata?
Guardo Franco, il mio collega, e annuisco:
-Nessun problema. Nonostante i danni dovuti al colpo di pistola, le memorie delle ultime ore di vita si sono preservate intatte.
Franco è visivamente soddisfatto dalla risposta.
-Bene. E il verdetto?
-I rilevamenti della scientifica erano corretti: il classico omicidio-suicidio.
-Ottimo. Stendiamo il rapporto.
Mentre però mi accingo a farlo, non posso fare a meno di buttare un ultimo sguardo all'uomo poggiato sul tavolo delle autopsie, la testa ancora coperta di cavi e sonde.
Nonostante i passi da gigante della tecnologia, che riesce a far rivivere i ricordi dei morti, rimane ancora ineliminabile qualche piccolo effetto collaterale.
Sento ancora in bocca un pungente sapore metallico.

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