Racconto: Ore 8

Manca poco alle otto, ma sembra essere ancora un secolo.
Il display dell'orologio segna le 7.57, centottanta secondi, che, per come li percepisco io, potrebbero essere tremila o quattromila.
Il cuore mi batte all'impazzata e sento la consueta sensazione di vuoto allo stomaco.
Me la faccio sotto come l'ultimo dei piscialetto e non posso farci niente.
Merda...
Voglio solo che le otto arrivino presto...

“E ora per il nostro consueto angolo dedicato alle interviste, abbiamo il piacere di avere come ospite il Ministro degli Interni”
“E' un vero piacere essere qui”
“E noi siamo lietissimi che lei abbia accettato il nostro invito. Ma entriamo nel vivo con un paio di domande a raffica”
“La ascolto”
“Innanzitutto vorremo conoscere lo status delle nostre carceri, dopo cinque anni dalla entrata in vigore della riforma”
“Direi ottime. La popolazione carceraria è in netta diminuzione, per lo più composta da condannati pre-riforma; questo è dato dal fatto che, da un recentissimo studio, la recidiva per i crimini violenti è pari allo zero”
“Risultati impressionanti”
“Ciò naturalmente è dovuto in gran parte all'introduzione del chip”

Il pugno nello stomaco toglie a Mara il respiro e la costringe a accasciarsi.
Mentre faticosamente l'aria riprende a filtrare nei polmoni, Mara si sente afferrare e girare; mani forti la tengono ferma e intanto la sua gonna viene alzata e le mutandine strappate via.
La violenza inizia: secca e spietata, inframezzata dalle risa e dagli ansimi di lui.
Indignazione e vergogna si mescolano nella ragazza, che vuole solo che quell'agonia termini presto.
Purtroppo il tutto si protrae per parecchi, interminabili minuti.

“Quindi, signor Ministro, il segreto sta nell'empatia?”
“Se vogliamo chiamarla così, certamente. Di fatto il ricordo dell'evento traumatico viene estirpato dalla vittima e impiantato nell'aggressore. Il soggetto viene poi costretto, una volta al giorno, a rivivere l'evento per tutta la durata della condanna”
“Il tutto unito al chip inibitore”
“Esattamente. Il chip impedisce ogni atto lesivo o autolesionistico, oltre a indurre le memorie estranee”
“Incredibile”
“Ma la parte più stupefacente è il fatto che il condannato non deve permanere più in carcere pesando così sulla collettività; il chip garantisce un espletamento della condanna a casa propria e senza sconti”

E' finita.
Come ogni giorno riemergo dal limbo madido di sudore, straziato, il volto rigato di lacrime.
Mi faccio la doccia, ma il senso di sporco non mi abbandona.
Continuo meccanicamente a eseguire i soliti gesti: mi asciugo e, avvolto nell'accappatoio, mi spalmo la schiuma da barba davanti allo specchio.
La mano con il rasoio mi trema vistosamente e rischio di tagliarmi almeno un paio di volte.
Sarebbe così facile tagliarsi la giugulare e farla finita qui.
Ma non posso.
Non posso fare del male a nessuno, nemmeno a me stesso.
Sono le otto e mezza.
Mancano ventitré ore e trenta minuti alla mia punizione.
E sarà così per altri cinque anni.

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