Racconto: L'ipocrisia più grande.

-Brutto figlio di puttana!
L'uomo picchia i pugni sulla porta-finestra infrangibile in un martellio rabbioso e ossessivo.
-Hai capito gran figlio di puttana? Vieni qua dentro e affrontami, se ne hai il coraggio!
Le ultime parole gridate, sputate, mentre tracce di saliva colano sul vetro.
-Smettila di ignorarmi e vieni qui!
Dall'altra parte della cella due figure fissano il prigioniero invasato senza proferire parola per lunghi minuti.
-Signor Direttore perché lo fa?
E' il più giovane a parlare, una guardia di nemmeno vent'anni.
-Perché si ostina tutti i giorni a venire a trovare il suo doppione?
L'uomo sorride e scuote il capo nel rispondere.
-Abbiamo creato i doppioni perché contenessero tutte le nostre pulsioni negative e li abbiamo imprigionati affinché non facessero male a nessuno.
Una breve pausa.
-Non riusciamo a ucciderli, ma far finta che non esistano la considero una ipocrisia ancora più grande.
I due rimasero in silenzio, mentre i colpi sul vetro non rallentavano il loro impeto.

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