Racconto: Come un Dio.
E' una giornata bellissima.
Il sole illumina la città e sembra donarle un aspetto accogliente e rassicurante, ma è solo una fugace impressione smentita dalla dura realtà dei fatti.
Il centro storico, una volta formicaio umano, è disabitato e lasciato allo sbando.
Un deserto.
Sembra quasi che al videoregistratore del mondo abbiano premuto il tasto pausa, tanto la scena risulta assurda: macchine ferme in mezzo alla strada e un silenzio assoluto, lugubre.
Il virus Fenice ha decisamente svolto il suo compito biologico in maniera egregia nella sua perfezione; lo hanno definito l'incubo peggiore di tutti i virologi e come dargli torto: aerobio, antibiotico-resistente, innocuo per tutte le forme viventi, portatrici sane, tranne l'uomo.
Mortale nel cento per cento dei casi entro quarantotto ore dalla contrazione del virus.
Un vero flagello, un abominio che le migliori menti del pianeta non sono riuscite a sconfiggere.
Non riesco a trattenere un sorriso al pensiero di quanto deve essergli costato venire a chiedere il mio aiuto.
Un senso di trionfo selvaggio mi ha colto quando gli stessi colleghi, che mi avevano osteggiato e irriso, negandomi i riconoscimenti che meritavo, si sono ritrovati a implorare per (cito le loro parole) la mia indiscussa competenza e genio nel campo.
Mi hanno definito l'ultima speranza.
Non sanno quanto hanno ragione, visto che l'unica cura sta nel mio DNA.
E non può essere altrimenti, dato che Fenice è una mia creatura, sintetizzata in laboratorio e progettata per resistere a ogni agente esterno tranne al mio sangue.
Rido forte consapevole di quanto potere sia di fatto nelle mie mani.
Il potere di vita e di morte per milioni di persone.
Come un dio, più di un dio.
L'unica cosa che mi resta da decidere è il da farsi: sarò come il Dio del Vecchio Testamento, vendicativo e autoritario, pronto a elargire l'estrema punizione? Oppure sarò la divinità comprensiva e compassionevole del Nuovo?
Ancora non ho deciso e preferisco godermi questo bel sole ancora per un po'.
Ho tutto il tempo del mondo...dopotutto sono un Dio.
Il sole illumina la città e sembra donarle un aspetto accogliente e rassicurante, ma è solo una fugace impressione smentita dalla dura realtà dei fatti.
Il centro storico, una volta formicaio umano, è disabitato e lasciato allo sbando.
Un deserto.
Sembra quasi che al videoregistratore del mondo abbiano premuto il tasto pausa, tanto la scena risulta assurda: macchine ferme in mezzo alla strada e un silenzio assoluto, lugubre.
Il virus Fenice ha decisamente svolto il suo compito biologico in maniera egregia nella sua perfezione; lo hanno definito l'incubo peggiore di tutti i virologi e come dargli torto: aerobio, antibiotico-resistente, innocuo per tutte le forme viventi, portatrici sane, tranne l'uomo.
Mortale nel cento per cento dei casi entro quarantotto ore dalla contrazione del virus.
Un vero flagello, un abominio che le migliori menti del pianeta non sono riuscite a sconfiggere.
Non riesco a trattenere un sorriso al pensiero di quanto deve essergli costato venire a chiedere il mio aiuto.
Un senso di trionfo selvaggio mi ha colto quando gli stessi colleghi, che mi avevano osteggiato e irriso, negandomi i riconoscimenti che meritavo, si sono ritrovati a implorare per (cito le loro parole) la mia indiscussa competenza e genio nel campo.
Mi hanno definito l'ultima speranza.
Non sanno quanto hanno ragione, visto che l'unica cura sta nel mio DNA.
E non può essere altrimenti, dato che Fenice è una mia creatura, sintetizzata in laboratorio e progettata per resistere a ogni agente esterno tranne al mio sangue.
Rido forte consapevole di quanto potere sia di fatto nelle mie mani.
Il potere di vita e di morte per milioni di persone.
Come un dio, più di un dio.
L'unica cosa che mi resta da decidere è il da farsi: sarò come il Dio del Vecchio Testamento, vendicativo e autoritario, pronto a elargire l'estrema punizione? Oppure sarò la divinità comprensiva e compassionevole del Nuovo?
Ancora non ho deciso e preferisco godermi questo bel sole ancora per un po'.
Ho tutto il tempo del mondo...dopotutto sono un Dio.
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