Racconto: Non credo alle leggende.

Tre pistole, una automatica e due semi-automatiche, sono appoggiate sul bancone; poco distante un fucile a pompa e svariate scatole di munizioni.
-Io vado.
-Tu sei matto.
Luca guarda quello che è stato il suo titolare negli ultimi sei anni: pallido, gli occhi cerchiati dalla tensione mista alla apprensione più pura, ormai dimostra ben più dei suoi cinquantanni.
-Non hai alcuna possibilità, sono dappertutto e non li puoi uccidere.
Dov'è finita la cattiveria, l'arroganza che mi hai sempre mostrato?
Quello di Luca è un pensiero muto, amarissimo, sospeso nella mente, quasi sul punto di essere esternato.
Ma il silenzio ha ancora una volta la meglio.
Luca riempe lo zainetto con le munizioni e due delle pistole, mentre la terza viene infilata nei pantaloni all'altezza dell'ombelico.
-Considera quello che prendo come la mia liquidazione.
Detto questo, si infila sulle spalle lo zaino e imbraccia il fucile dirigendosi verso l'uscita.
-Hai visto quello che fanno quei mostri...
-I mostri non esistono, sarà opera di un virus o un caso di isteria collettiva... Non lo so, ma di una cosa sono certo: io non credo alle leggende.
-Ma ti uccideranno...
Le ultime parole sono quasi sussurrate, pieno di un lamento sotteso al pianto.
-Sono giorni che siamo chiusi qui dentro e non abbiamo più cibo. Ancora un po' e ci moriamo.
L'altro uomo non sa cosa ribattere a quello che ormai è diventato un suo ex-dipendente e lo guarda uscire.
La porta si chiude alle spalle di Luca con uno schiocco gracchiante di serrature fatte scattare e catenacci rimessi al loro posto; davanti la città di Bologna lo aspetta in una assolata mattina di Aprile.
La strada è libera, nessuno in giro: non un rumore, una voce.
Niente, il vuoto assoluto.
Ma non sarà così ancora a lungo.
Il pensiero lo penetra come una stilettata, mentre si allontana dall'armeria che gli era stata casa, posto di lavoro e ora ultimo rifugio disperato.
Non si volta indietro, nemmeno una volta.
Piazza Maggiore è poco distante e la raggiunge in un attimo, consapevole della minaccia sempre più prossima.
Ed è li che li vede: sono tre vicino alla fontana del Nettuno forse a una decina di metri da lui.
Anche a quella distanza percepisce i loro sguardi bramosi, le bocche sporche di sangue secco, incrostato da giorni di digiuno.
Appena lo vedono gli si fanno incontro a tutta velocità urlando come ossessi.
Luca imbraccia il fucile conscio del pericolo, ma rimane freddo, quasi insensibile.
-A me i vampiri hanno sempre fatto cagare.
Prede la mira e apre il fuoco.

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