Racconto: La medaglia dalle molte facce.
Non posso credere di averlo fatto di nuovo, ma è successo ancora una
volta; mi sono iniettato quello schifo in vena e adesso aspetto, solo
nell’appartamento con il buio padrone incontrastato.
L’unica fonte di luce è il visore retro-illuminato di una sveglia digitale: segna le due e cinquantanove e io sono semplicemente terrorizzato.
Allo scoccare delle tre, il telefono comincia a squillare.
Non dovrei sorprendermi, ma sobbalzo come uno scolaretto alla visione del suo primo film horror.
Solo che questa volta il copione è già stato scritto.
Afferro il cordless con un leggero tremito della mano, chiedendo in silenzio a quell’oggetto inanimato il perché di tutto questo.
Ma non risponde e continua a suonare, mentre sul display appare la consueta scritta NUMERO SCONOSCIUTO.
Rimango immobile per qualche secondo, ma alla fine attivo la comunicazione.
-Deduco che i buoni propositi siano andati a puttane vero?
-Non sei divertente.
-Invece per me tu lo sei caro il mio signor cuoco.
E comincia a ridere in quell’orribile modo gracchiante e metallico.
-Sei una allucinazione, non sei reale.
-Di questo abbiamo già parlato le altre volte e mi pareva che fossimo giunti alla conclusione che io esito e che sono un altro te.
A quella affermazione non posso fare a meno di cominciare a sudare freddo: non solo per la cadenza o il tono della voce, né per il fatto che mi ha definito cuoco, ossia il chimico che produce le droghe sintetiche.
Ma perché so che ha ragione.
-No, non è possibile.
-Sai meglio di me che la teoria degli universi paralleli è una ipotesi molto accreditata dagli scienziati moderni e, se ci pensi bene, non è per nulla inverosimile. A ogni nostra decisione si produce un bivio che genera a sua volta una possibilità e con essa un universo. Il cosmo dopotutto è esso stesso una medaglia dalle molte facce. Tutto qui.
-Non può essere.
-Stai cominciando a diventare noioso e poi di che ti lamenti? Non volevi inventare una sostanza psicotropa che aumentasse le percezioni oltre i limiti? Ebbene ce l’hai fatta… anzi ce l’abbiamo fatta.
Sono inerme, sbigottito: nonostante la mia parte razionale ancora si rifiuti di ammetterlo e consideri tutto questo un trip, nel profondo sento che ha ragione, che è tutto vero.
-Ma sopratutto immagina se diffondessimo il composto su larga scala.
Quelle sue ultime parole mi colpiscono forte come uno schiaffo: in un lampo ogni barriera mentale crolla facendomi comprendere la differenza fra noi due, il bivio fra le possibilità che ci divide.
Lui è un sadico, io un masochista.
Due facce di una stessa medaglia.
Senza lasciarlo finire interrompo la comunicazione e lancio il telefono contro il muro mandandolo in mille pezzi.
Vorrei svegliarmi e dimenticare tutto, ma non posso.
Non ci si può svegliare da se stessi, né dalla verità.
L’unica fonte di luce è il visore retro-illuminato di una sveglia digitale: segna le due e cinquantanove e io sono semplicemente terrorizzato.
Allo scoccare delle tre, il telefono comincia a squillare.
Non dovrei sorprendermi, ma sobbalzo come uno scolaretto alla visione del suo primo film horror.
Solo che questa volta il copione è già stato scritto.
Afferro il cordless con un leggero tremito della mano, chiedendo in silenzio a quell’oggetto inanimato il perché di tutto questo.
Ma non risponde e continua a suonare, mentre sul display appare la consueta scritta NUMERO SCONOSCIUTO.
Rimango immobile per qualche secondo, ma alla fine attivo la comunicazione.
-Deduco che i buoni propositi siano andati a puttane vero?
-Non sei divertente.
-Invece per me tu lo sei caro il mio signor cuoco.
E comincia a ridere in quell’orribile modo gracchiante e metallico.
-Sei una allucinazione, non sei reale.
-Di questo abbiamo già parlato le altre volte e mi pareva che fossimo giunti alla conclusione che io esito e che sono un altro te.
A quella affermazione non posso fare a meno di cominciare a sudare freddo: non solo per la cadenza o il tono della voce, né per il fatto che mi ha definito cuoco, ossia il chimico che produce le droghe sintetiche.
Ma perché so che ha ragione.
-No, non è possibile.
-Sai meglio di me che la teoria degli universi paralleli è una ipotesi molto accreditata dagli scienziati moderni e, se ci pensi bene, non è per nulla inverosimile. A ogni nostra decisione si produce un bivio che genera a sua volta una possibilità e con essa un universo. Il cosmo dopotutto è esso stesso una medaglia dalle molte facce. Tutto qui.
-Non può essere.
-Stai cominciando a diventare noioso e poi di che ti lamenti? Non volevi inventare una sostanza psicotropa che aumentasse le percezioni oltre i limiti? Ebbene ce l’hai fatta… anzi ce l’abbiamo fatta.
Sono inerme, sbigottito: nonostante la mia parte razionale ancora si rifiuti di ammetterlo e consideri tutto questo un trip, nel profondo sento che ha ragione, che è tutto vero.
-Ma sopratutto immagina se diffondessimo il composto su larga scala.
Quelle sue ultime parole mi colpiscono forte come uno schiaffo: in un lampo ogni barriera mentale crolla facendomi comprendere la differenza fra noi due, il bivio fra le possibilità che ci divide.
Lui è un sadico, io un masochista.
Due facce di una stessa medaglia.
Senza lasciarlo finire interrompo la comunicazione e lancio il telefono contro il muro mandandolo in mille pezzi.
Vorrei svegliarmi e dimenticare tutto, ma non posso.
Non ci si può svegliare da se stessi, né dalla verità.
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