Racconto: Il peggior giudice.
-Marina da quando va avanti questa storia?
-E' una settimana oggi.
-Devi smetterla, non capisci quanto male stai facendo?
-Davide, stai zitto.
E' una caldissima notte di luglio e Marco si rigira madido nel letto: membra bagnate e contorte da un sogno agitato, convulso all'unisono dell'incessante sfarfallio degli occhi chiusi. La fase R.E.M. È nel suo momento più profondo e oscuro.
-Marina non puoi andare avanti così.
-Si che posso e lo farò. Hai fatto male a prendermi come tua assistente, a mettermi a parte dei tuoi segreti.
-Stai distorcendo l'utilizzo della mia invenzione per un tuo scopo contorto, io non...
-Ma sentilo che ipocrita. Utilizzare i satelliti dei cellulari per inviare ai cervelli della gente addormentata messaggi subliminali, questo è certamente ineccepibile. Ma piantala.
"Ancora quel sogno".
Marco si guarda attorno spaesato, contento che tutto sia finito, che non fosse reale.
Tuttavia si sente ancora inquieto: ha ancora nella mente il rimbombo delle urla di dolore.
Le sue.
-L'inferno. Vedono l'inferno e è giusto così.
-Ma non senti Marina quello che stai dicendo.
-Oh piantala una buona volta o ti imbavaglio di nuovo. Comunque, tanto per la cronaca se fossero innocenti non vedrebbero nulla.
-Ma tre impulsi al giorno?
-Uno ogni otto ore, voglio colpire tutto il mondo.
Marco piange ormai da qualche minuto, anche se sa che è tutto finito.
Fino alla prossima notte, quando chiuderà gli occhi e dormirà.
-Stimolare il senso di colpa e di punizione inconsci nei soggetti colpevoli di atti violenti può essere pericoloso.
-Che si fottano, se lo meritano.
-Marina perché tutto questo?
-Per me e per tutte quelle che, come me, hanno subito violenza e non hanno avuto giustizia.
-Ma è mostruoso.
-No, è giusto. Più sono colpevoli e più scenderanno all'inferno; perché non c'è peggior giudice del proprio subconscio.
-E' una settimana oggi.
-Devi smetterla, non capisci quanto male stai facendo?
-Davide, stai zitto.
E' una caldissima notte di luglio e Marco si rigira madido nel letto: membra bagnate e contorte da un sogno agitato, convulso all'unisono dell'incessante sfarfallio degli occhi chiusi. La fase R.E.M. È nel suo momento più profondo e oscuro.
-Marina non puoi andare avanti così.
-Si che posso e lo farò. Hai fatto male a prendermi come tua assistente, a mettermi a parte dei tuoi segreti.
-Stai distorcendo l'utilizzo della mia invenzione per un tuo scopo contorto, io non...
-Ma sentilo che ipocrita. Utilizzare i satelliti dei cellulari per inviare ai cervelli della gente addormentata messaggi subliminali, questo è certamente ineccepibile. Ma piantala.
"Ancora quel sogno".
Marco si guarda attorno spaesato, contento che tutto sia finito, che non fosse reale.
Tuttavia si sente ancora inquieto: ha ancora nella mente il rimbombo delle urla di dolore.
Le sue.
-L'inferno. Vedono l'inferno e è giusto così.
-Ma non senti Marina quello che stai dicendo.
-Oh piantala una buona volta o ti imbavaglio di nuovo. Comunque, tanto per la cronaca se fossero innocenti non vedrebbero nulla.
-Ma tre impulsi al giorno?
-Uno ogni otto ore, voglio colpire tutto il mondo.
Marco piange ormai da qualche minuto, anche se sa che è tutto finito.
Fino alla prossima notte, quando chiuderà gli occhi e dormirà.
-Stimolare il senso di colpa e di punizione inconsci nei soggetti colpevoli di atti violenti può essere pericoloso.
-Che si fottano, se lo meritano.
-Marina perché tutto questo?
-Per me e per tutte quelle che, come me, hanno subito violenza e non hanno avuto giustizia.
-Ma è mostruoso.
-No, è giusto. Più sono colpevoli e più scenderanno all'inferno; perché non c'è peggior giudice del proprio subconscio.
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